Scritto da don Giovanni
Cos’è per me l’oratorio?
È abbastanza difficile sintetizzarlo in poche righe: l’oratorio è la mia vita! Non vorrei dilungarmi neppure a descrivere il metodo che giorno dopo giorno modelliamo tutti assieme, genitori, preti, religiosi, catechisti ed educatori: basta dire che in oratorio accogliamo tutti, accompagniamo molti nel loro cammino di crescita e portiamo a Gesù qualcuno. Non è il caso nemmeno di farmi prendere dai sogni anche se vorrei con forza che il cuore delle nostre proposte fosse Gesù e il Vangelo del suo Regno, che in ogni attimo si respiri la proposta di una vita comune autentica e che il muretto che ci separa dalla strada fosse il più basso possibile perché a molti sia facile entrare fra noi e per noi sia agile uscire e farci missionari. E allora cosa posso scrivere, anche per augurare a tutti un buon cammino in questo anno intenso, bello, promettente che si apre? Mi propongo di creare un acronimo della parola oratorio, per ogni lettera trovare una parola corrispondente.
O…occasione. L’oratorio è l’occasione per una vita diversa per i piccoli, le loro famiglie e per i grandi che si mettono al servizio. Dietro ad ogni occasione passa il Signore, si nasconde il sorriso di Dio che ci invita a fare festa con lui.
R…rischio. In oratorio si assapora il rischio di una sequela a Gesù e alla sua Parola di amore. Se rischi con lui la tua vita non è davvero buttata.
A…allegria. Non c’è oratorio senza allegria! È il messaggio antico dei padri che hanno dato forma a questa proposta. Via i musi, le chiacchiere che rendono malinconico e pesante il clima. L’allegria, come tutto ciò che è bello, educa al Buono.T…tutti, o almeno, Tanti! L’oratorio nasce dall’abbraccio della comunità cristiana al quartiere. Qui i cammini sono tanti quanti sono i ragazzi. E da questo intreccio si scorge l’unico sentiero che conduce al Signore.
O…occhio! Ti tengo d’occhio! Che bello incontrare in oratorio adulti e giovani educatori che vibrano di passione per i ragazzi, che li tengono d’occhio per essere puntelli solidi piantati sulla parete scivolosa della vita!
R…ricreazione. In fondo l’educazione è l’opera che ri-crea una persona, che estrae dal cuore di un giovane la verità del suo essere unico, meritevole di stima, pieno di dignità.
I…intenso. Così deve essere ogni proposta, densa di possibilità, capace di suscitare un nuovo orizzonte.
O…ora! Adesso è il futuro della Chiesa. In oratorio già si respira la profezia di una Chiesa più giovane, più agile, più povera, più aperta al mondo, più evangelica e simile al Regno.
Buon cammino a tutti!
Scritto da suor Claudia
L’aggregazione in Oratorio poggia su una comunità educativa, costituita da tutti coloro che lo vivono e intendono proporre l’incontro con Gesù come una esperienza fondamentale nella realizzazione della persona. In questa comunità ci sono ruoli e competenze diverse, come sacerdoti, religiose, allenatori sportivi, catechisti, animatori, volontari e genitori, ma un unico comune e bellissimo impegno: servire i più piccoli – bambini, adolescenti e giovani – che intercettano la realtà dell’oratorio. Diceva don Bosco: “L’educazione è cosa del cuore e che solo Dio ne è il padrone e noi non potremo riuscire a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l’arte e non ce ne mette in mano le chiavi”. È in gioco la crescita dei nostri ragazzi e la loro felicità. Ogni persona che in Oratorio riveste un ruolo, qualunque esso sia, ha una funzione educativa. Se l’Oratorio è propedeutico alla vita adulta nella fede, allora il modo di pensare l’ambiente, di distribuire il tempo, di organizzare le attività, di stare in Oratorio dice il volto di Chiesa che si è e si vuole costruire. La Chiesa è una “vita religiosa collettiva” e l’Oratorio ne è una gioiosa palestra, un laboratorio di vita che si affianca e collabora con la famiglia e non si sostituisce ad essa. L’Oratorio ha l’umiltà di riconoscere di non potersi far carico di tutti ma è attento che una comunità locale condivida la responsabilità dell'educazione. Accogliere, infatti, non significa sopportare tutti, non escludere nessuno, lasciar correre. L'accoglienza è una forza di presenza e non di annullamento di emozioni, pensieri e valori, per poter offrire incontri veri, autentici, che fanno crescere.
Sr. Claudia

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